Gino Bogoni

Gino Bogoni, ultimo di sei fratelli (Ferruccio, Angelina, Edvige, Alberto, Elvira e Rina, nata dal secondo matrimonio del padre), nasce il 7 luglio 1921 da Luigi e Augusta Rachele Lonardi, a Verona in Via Lombroso. Un'infanzia infelice - infelicità  dovuta alla morte prematura della madre e alla matrigna - un'adolescenza difficile, ma precocemente aperta all'arte, quando nel 1934 incontra Franco Egidio Girelli, direttore dell'Accademia Cignaroli di Verona, che convince i genitori a lasciarlo frequentare i corsi.

A soli tredici anni, Bogoni diviene l'allievo preferito, l'assistente del maestro. Per lui lavora ad opere sempre più importanti: "All'Accademia ho frequentato poche lezioni, perché le ore le trascorrevo sempre nello studio." (p.205-206 del Diario). E prosegue "Mi sapevo distinguere in tutti i campi. Non parliamo poi del lavoro artigianale, perchè io sapevo improvvisarmi anche innovatore. Due giorni alla settimana mi veniva affidato l'insegnamento in sala getto...".

Questi anni di apprendistato e di duro lavoro per soddisfare le richieste della famiglia culminano in due episodi: la fuga da casa a soli diciassette anni e il primo premio agli Agonali dell'Arte del 1938.

Uno degli ultimi lavori compiuti per Girelli fu un bassorilievo di cm. 220 x 700 per la "Mostra dei minerali" di Roma; operazione condotta insieme con Giuseppe Fontana.

Dopo il diploma in Scultura conseguito nel 1939, continuò a frequentare l'Accademia fino al giugno del 1941, quando fu chiamato sotto le armi. Poco dopo fu aggregato al 231° Autoreparto 3° Divisione Celere e spedito in Russia dove, fra avventure copiosamente narrate nel Diario, rimase fino alla primavera del 1943 ritormando in Italia a piedi, da solo.

Il 22 Aprile 1944 sposa Lina, che aveva conosciuto in un brevissimo incontro prima di partire per la Campagna di Russia. Dalla loro unione nasceranno Giancarlo e Franco.

La Campagna di Russia e i duri mesi della resistenza passiva alle armi lo riducono ad uno straccio dovuto a un esaurimento nervoso che lo accompagnerà dalla fine della guerra fino al 1951.

Per vivere insegna, accetta lavori di restauro di vario tipo e, nel 1947, su invito dello scultore veronese Nereo Costantini, rileva 29 calchi in sei mesi dalle formelle della porta bronzea di San Zeno a Verona. Dalle 5 del mattino alle 11 di sera: un negativo al giorno. Prima per pochi amici, quindi per un pubblico sempre più numeroso e qualificato, questi calchi, insieme con quelli delle statue popolari della Lessinia, saranno il suo lavoro quotidiano fino agli anni '70.

Nel 1949 viene chiamato da Marcello Mascherini, a lavorare con lui alle decorazioni del transatlantico "Conte Biancamano"; dopo una pausa di nove anni, a partire dal 1958, Bogoni lavorerà con Mascherini, divenendone amico intimo.

Fra insegnamento e restauri riesce anche a sagomare in gesso alcune sculture che espone nella sua prima apparizione pubblica dopo gli Agonali: "Cinquantesima Mostra Biennale Nazionale d'Arte" della Società Belle Arti di Verona dal 20 maggio al 24 giugno del 1951, sala quinta, insieme con Emilio Greco, Dino Paolini, Germana Duina; Bogoni presenta Toro e Gallina, due gessi dorati.

Alla Biennale di Verona parteciperà a tutte le edizioni fino all'ultima del 1967, vincendo il primo premio alla LV edizione del 1961 con Il Bovino.

Nel 1953, due anni dopo aver superato l'esaurimento nervoso che lo aveva colpito dopo la guerra, inizia il calvario delle malattie che, salvo la parentesi dal 1965 al 1968, lo accompagnerà per tutta la vita. Nel 1955 viene inaugurata la Fontana ai caduti di San Michele Extra di Verona. Dal 1955 al 1969 partecipa alla Mostra d'Arte Triveneta di Padova; dal 1955 al 1977, su invito o sotto giuria, è presente alla Biennale Internazionale del Bronzetto di Padova, vincendo nel 1973 il primo premio con l'opera Lotus 146. Nel 1962, insieme con i pittori Degani, Martinelli e Bragantini e lo scultore Novello Finotti, partecipa con quattordici pezzi alla "Prima Mostra all'Aperto" nel cortile che ospiterà di lì a poco la Galleria Ferrari.

Un altro appuntamento importante è la "Collettiva" alla Galleria Ghelfi, insieme con Costantini, Ferrari, Finotti, Fontana e Maria Trevisani. Nello stesso anno il secondo importante monumento pubblico per i Caduti di Santa Lucia di Verona.

Nel 1965, l'anno delle Ombre e de Le Grandi Ruote, sotto giuria, espone alla IX Quadriennale d'Arte di Roma (vi tornerà per la X edizione del 1972/73); l'anno dopo, su invito, espone tre grandi sculture alla XXXIII Biennale Internazionale di Venezia.

Nel 1967, per il "V Festival Internazionale del film di fantascienza" a Trieste è invitato alla mostra "L'Uomo e lo Spazio".

Nel novembre del 1968 compie un viaggio di un mese negli U.S.A. Al rientro deve farsi ricoverare per un tumore alla vescica: malattia che lo accompagnerà per anni. A partire dal 1968 si dedica alla grafica.

Nel 1969 la prima importante mostra personale alla Galleria dello Scudo di Verona. Vi tornerà con le Donne nel 1978.

Nel 1970 Virgilio Boccardi gira un film sulla sua arte, che verrà trasmesso dalla RAI.

Nel 1971 insegna scultura all'International Sommerakademie Fur Bildende Kunst di Salisburgo (Austria). Nello stesso anno tiene corsi di scultura in Belgio, presso le Accademie di Liegi, Bruxelles, Anversa, Verviers e Hasselt.

Nel 1978 partecipa alla "Mostra di Scultura Internazionale a Ca' Zenobia di Sommacampagna" con due grandi Donne (parteciperà alle edizioni del 1984, 1989).

Nel 1982, per il cinquantenario della Glaxo in Italia, viene invitato a realizzare la grande scultura Macro-Microcosmo.

Nel 1985 è invitato alla Manifestazione d'Arte "Disegno e Grafica Contemporanea Italiana" a Tokyo.

Gli anni dell'8° e del 9° decennio sono scanditi non da viaggi, ma dalla nascita di sempre nuove sculture: 1972/73, Lotus; 1976 le Donne; 1980 il bozzetto per una Porta di Basilica donato a papa Giovanni Paolo II; nello stesso anno nascono le Metamorfosi; nel 1982-83 nasce Helianthus; nel 1985-89 nascono le Mutazioni.

Fino all'ultimo respiro: nel 1990 nasce Frutto-Oggetto-Scultura in grandi dimensioni.

Nonostante tutto Bogoni ha continuato la sua attività sempre intensa: circa duecento esposizioni fra personali e collettive, superando il dolore con la forza di volontà.

Si spegne il 23 novembre 1990.

... Da quando ero ragazzo l'arte della scultura e del disegno è per me una condizione esistenziale "primaria", cioè indispensabile, insopprimibile. È il mio modo di comunicare con l'uomo e con la natura. [...] Fare arte significa avventurarsi nel profondo, dove le facili beatitudini non trovano spazio e l'impresa creativa appare spesso disperata. Dove nulla è mai compiuto interamente, mai risolutivo. E allora nuove perplessità, nuove ricerche, nuove speranze, nel logorante viaggio dell'arte verso l'utopia...

Gino Bogoni, 1974