Paolo Marcolongo

Paolo Marcolongo nasce nel 1964 in provincia di Verona. Nel 1988 si diploma presso la scuola veronese di arti grafiche “San Zeno”, dove ha occasione di confrontarsi con tutte le forme praticabili, dalla rotocalcografia ala flessografia, fino alle procedure di sviluppo delle preparazioni e del dopo stampa.

L’impronta professionale gli permette di appropriarsi del bagaglio culturale che ruota attorno all’immagine come elemento primario delle arti visive: ciò gli sarà utile per realizzarsi nel campo della grafica industriale e in seguito come tecnico, manager ed esperto pubblicitario nell’ambito del marketing. In quegli anni stringe amicizia con artisti di diverse estrazioni che arricchiscono il suo percorso umano e artistico, come lo scenografo Fabio Palamidese, il fotografo Beppe Lopetrone e il poeta Franco Verdi, con cui organizza le sue prime mostre pittoriche realizzate facendo ricorso a insolite tecniche di ricerca raramente praticate, come quello della realizzazione delle icone e dell’intarsio, o da lui stesso inventate, come il dripping guidato.

Si segnala con mostre personali e collettive di arte sacra e astratta in Italia e all’estero, arrivando a organizzare manifestazioni in cui si presenta sia come pittore sia come violinista.

Alla fotografia si era avvicinato diciassettenne, utilizzando una vecchia fotocamera a telemetro trovata inutilizzata a casa. Attratto dalla classica stampa in bianconero che da allora realizza ancora personalmente, approfondisce, in un primo tempo da autodidatta, le sue conoscenze. In tal modo scopre ciò che ancora una volta lo intriga: le tecniche sperimentali come il cliché verre, il light brush e la fotografia Kirlian, per realizzare la quale si costruisce un’apposita fotocamera.

Le sue prime mostre risalgono al 1997 e mettono in luce una forte personalità. Paolo Marcolongo segue l’istinto personale, non gli interessa compiacere il pubblico, preferendo far emergere in tutta la sua sincerità uno stile che definisce come “relazione della natura con lo spirito dell’uomo”.

Autore capace di passare con disinvoltura dalla pittura alla fotografia, Paolo Marcolongo anche per questo sa ricorrere alle più diverse tecniche per esprimere la sua poetica. Compaiono immagini che indagano sulla natura andando oltre una visione descrittiva per approdare a una sua personalissima interpretazione. Nella fotografia a colori la luce cade con pennellate avvolgenti, esalta trasparenze, sottolinea vibrazioni raggiungendo la pulizia di un geometrismo assoluto o avvicinandosi ai soggetti fino a cogliere la struttura della superficie creando contrasti cromatici che alludono all’astrattismo. Nel bianconero l’autore trasfigura le forme per giungere a segni essenziali o fa ricorso ad antiche tecniche come la fotografia Kirlian per conferire alle foglie così riprese una bellezza insolita, frutto di un’ intensa vitalità. Paolo Marcolongo domina la tecnica con maestria mostrando come scienza ed estetica possano concorrere a ottenere risultati di un’aggraziata delicatezza.

Roberto Mutti